Testamento virtuale…
Tutti mi hanno sempre detto che sono una di quelle persone inestimabili, il cui valore è davvero incalcolabile, una di quelle ottimiste, col sorriso sempre sul volto, una di quelle che non smette mai di crederci, una di quelle su cui si può sempre contare, che ama col cuore, che quando ne hai bisogno c’è sempre, una di quelle persone indimenticabili, una di quelle che faresti di tutto per avere, una di quelle che da tutto e anche più di quello che ha, una di quelle che guarda il mondo con gli occhi sempre teneri, che vede il bene in tutto e in tutti, che anche se ti sforzi di cercargli un briciolo di cattiveria arriverai sempre a restare a mani vuote, una di quelle che salta sul primo treno per soccorrere qualcuno, una che non da valore al denaro, una che le basta poco per essere felice ma che da tanto quando vuole far felice qualcuno, una persona che raramente dice bugie cattive e che se le dice le dice spesso per ingenuità, che alla fine la verità la dice sempre, che anche se si sforza di nascondere qualcosa alla fine cede e dice tutto di se, una di quelle che da sempre il massimo di se stessa in tutto quello che fa, che ci prova sempre fino alla fine, che non si stanca MAI di lottare per le cose che ritiene giuste, una che crede ancora nei valori, talmente tanto da essere rimasta una delle poche comuniste in Italia, una le cui mani hanno sempre trovato il modo di dare aiuto agli altri, una di quelle persone che non sanno dire di no alle lacrime altrui, una che pensa con la sua testa, una che sa quando sbaglia ma che a volte perpetua l’errore per troppo amore e mai con intenzioni malvagie, una persona che sa causarsi tanto dolore quanto l’affetto che è capace di donare, il cui sorriso è capace di illuminare un’intera giornata nera, una che se la guardi bene dentro ci riesci a scorgere lo sguardo di un gattino elemosinante affetto, una che si fa fatica ad allontanare, che si fa fatica a vederla soffrire, a cui non si può che augurare tutto il bene del mondo, perché se lo merita (o almeno così pensano!), una che sa farti grandi prediche e sa dare consigli impeccabili e che soprattutto ti aiuta a seguirli, che c’è quando gli altri inciampano, quella che spesso vede al di là del domani, che riesce a prevedere un sacco di cose…
Queste sono le cose che dicono di me, che mi ripetono costantemente, che mi hanno sempre accompagnato durante la mia crescita, le parole dei miei amici, dette anche quando io non ne avevo bisogno e per questo ancora più vere…
Ma c’è una cosa che hanno dimenticato di dire: io nonostante tutti i miei bellissimi pregi alla fine mi sono trovata soppressa dai dolori, in un soffio di vita ho perso tutto quello che ero, mi sono ritrovata ad essere un animale ferito, in una angolo di una gabbia ormai aperta, pronto a mordere chiunque le si avvicini, che esce ogni tanto a cercare cibo nel mondo, si sazia e torna prepotentemente in quell’angolo senza luce, là dove il freddo è il suo unico compagno, dove ogni gesto è invisibile, dove ogni costrizione viene eseguita senza passione, solo per accontentare il padrone, per non sentirsi ancora più in colpa o forse solo per abitudine…
Questo è quello che molti sanno e a volte non accettano, perché non è la persona che avevano conosciuto, non è la persona che hanno elogiato, tutti sperano in un mio ritorno, il più veloce possibile, sperano in una mia guarigione, in un mio risveglio, invece io vado sempre più giù, sempre più nella direzione sbagliata…
Oggi qualcuno mi ha fatto capire che “ero bellissima”, che ero impeccabile, che sono sempre stata più grande di tutti, che sono rimasta il ricordo migliore di alcune vite, che c’è ammirazione intorno a me, che “me la godevo ad occupare tutte le sue fantasie”, che mi meritavo ancora di più di quello che ho ricevuto, che sono troppo splendida per quello a cui anelo, che devo aspirare al massimo e che so di volere sempre tutto (ecco uno dei miei difetti, perché ovviamente ne ho e anche tanti!)…
Ora che Ligabue è diventato il mio “guru delle metafore” posso dire che sono come quella sua piccola stella senza cielo, so di esserlo e forse è solo per questo che riesco ancora a sopravvivere, perché so che posso brillare fino ad abbagliare, so che la mia luce a volte può anche fare troppo male, che brillo di luce personale e che la gente è riuscita negli anni a cibarsene fino a riuscire davvero a vivere del mio riflesso…
A volte mi chiedo se tutta questa luce un giorno mi servirà davvero a qualcosa o se a forza di donarla subito, fin dal primo momento, non spaventi troppo gli altri, se non mi faccia apparire magari falsa, o se ancora a forza di donarla ne sono rimasta priva…
Credo proprio che la vera risposta sia l’utlima, a forza di donarla agli altri la mia luce si è esaurita…
“Si fa presto a cantare che il tempo sistema le cose
Si fa un po’ meno presto a convincersi che sia così”
E poi anche se il tempo sistema le cose, se il dolore schiacciato dalla voglia di vivere viene relegato in un angolo buio del nostro essere, è davvero possibile recuperare la fiducia negli altri, è possibile riuscire a vedere ancora negli altri il bambino che hanno racchiuso nel loro cuore, imparare ad amarlo e soprattutto imparare ancora una volta e riuscire a lasciarsi amare?
Sarà ancora davvero possibile riuscire a vivere un giorno per gli altri?
Si può imparare davvero dopo un grande dolore a giocare ancora con noi stessi, lasciarci sorridere dagli altri che ci osservano?
Sarà possibile lasciare il nostro io nelle mani di un’altra persona?
E’ vero che si può riuscire a dimenticare come siamo fatti noi umani per un nuovo giorno di sole?
E poi magari rimpiangere di averlo fatto quando si passa un nuovo giorno di dolore?
Si può davvero essere così?
Siamo davvero tutti così?
Perché io voglio essere diversa da tutto ciò, io voglio ricordare quanto dolore si può infliggere, non lo voglio dimenticare perché non voglio essere io artefice di un dolore simile al mio…
Io voglio vivere nella consapevolezza di quello che può accadere e se questo significa “non-vivere” allora io preferisco morire…
“Sono nata là dove la pioggia porta ancora il profumo dell’ebano,
una terra là dove il cemento ancora non strangola il sole,
tutti dicevano che ero bella e nei miei occhi splendeva la luna…
Nella città con le sue mille luci mi sono smarrita
ed ho imparato che i miei sogni sono solo illusioni
e che se volevo cercare fortuna dovevo lasciare ogni cosa…
AI MIEI SOGNI NON CHIEDO PIU’ NULLA”


